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 Ezra Pound |
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 «Era più gentile e più cristiano verso gli altri di quanto non fossi io. La parte certamente riuscita dei suoi scritti era così perfetta, ed egli era così sincero nei riguardi dei suoi sbagli e così innamorato dei propri errori, e così generoso verso la gente che io l’ho sempre considerato una specie di santo. Era anche irascibile, ma forse anche molti santi lo erano». Così diceva Ernest Hemingway di Ezra Pound, aggiungendo che della "santità" provò la vertigine, la solitudine, la follia e l’abbaglio. Abitò il centro del mondo (culturale) e la periferia, quella dorata e quella diseredata.
Nato nell’Idaho il 30 ottobre 1885, comincia prestissimo a viaggiare: Spagna, Italia e Francia; in questi paesi cerca, trova, studia e apprende le origini della letteratura europea. Quando ritorna negli Stati Uniti tiene un corso di lingue romanze all’Università di Pensylvania. Dura poco: ospita nella sua camera una studentessa che non sa dove passare la notte, viene espulso. Torna in Europa. Con ottanta dollari in tasca, da Gibilterra, passando per la Francia e infine stabilendosi a Venezia, proverà sulla sua pelle la durezza della solitudine, quasi un "on the road" cinquant’anni prima, senza l’ancora di salvezza dello Zen. In Italia pubblica A lume spento in tiratura limitata: cento copie. Poi ancora un altro viaggio: Londra; e una nuova scoperta: la poesia cinese; studia, solcando le complesse e sinuose linee degli anagrammi cinesi, l’opera di Confucio. La sinologia marca il suo avvenire: «Non si può esprimere tutto in una sola lingua»; sarà il precetto di tutta la sua vita.
Diventa amico di W.B. Yeats, T.S. Eliot, Joyce (di quest’ultimo sarà anche finanziatore) e altri, collabora a numerose riviste letterarie e dà avvio a vari movimenti d’avanguardia. Comincia a elaborare i Cantos. La prima guerra mondiale lo sorprende e gli rivela la definitiva caduta della cultura occidentale. In guerra, il suo amico scultore vorticista Gaudier-Breska, muore. Il senso del lutto non l’abbandonerà più.
Tra il ’21 e il ’25 è a Parigi. Frequenta i surrealisti, i pittori estremisti e i nuovi scrittori realisti. Si occupa di scultura, pittura e musica. Continua gli studi di sinologia. Scrive un’opera musicale intitolata Villon. Poi anche Parigi lo stanca, si trasferisce a Rapallo: ha davanti a sé i dirupi, la scogliera e il mare; e l’attende una nuova e solitaria vertigine: l’interesse per l’economia. Escono L’ABC dell’economia, Jefferson and/or Mussolini. Accoglie nella sua residenza giovani e vecchi poeti, famosi e meno famosi; lavora ancora ai Cantos. Prima del ’39 Pound intuisce l’avvento della seconda guerra mondiale, cercherà di parlare con Roosvelt per tentare di convincerlo che la situazione italiana non è così pericolosa. Non verrà nemmeno ricevuto. Aderisce al fascismo e durante la guerra tiene per la radio italiana una serie di discorsi ("Zio Ez") che gli costeranno l’accusa di alto tradimento. Alla liberazione si presenta spontaneamente e ingenuamente al comando delle forze armate di Genova. Viene internato e passa tre settimane in una gabbia di metallo scoperta. Alla terza settimana, giudicato da un’équipe di psichiatri incapace di intendere e di volere viene trasferito al manicomio criminale di St. Elizabeth, in Pensylvania, dove passerà tredici anni. Traduce le Odi raccolte da confucio e Le Trachinie di Sofocle.
Sollecitato da diversi appelli di intellettuali di tutto il mondo, nel 1958, il governo americano ritira l’accusa di alto tradimento e Pound torna a vivere in Italia. È solo. Pochi si interessano a lui: Montale, Pasolini, Sergio Saviane. E Menotti che nel ’65 mette in scena a Spoleto l’opera Villon. Torna per un breve viaggio negli Stati Uniti, poi di nuovo in Italia. La sua vita è allo stremo, la sua voce un sospiro, si confessa come davanti a Dio nel finale dei Cantos: «Ammettere l’errore e tenere al giusto: / Carità talvolta io ebbi / non riesco a farla fluire. / Un po’ di luce, come un barlume / ci riconduce allo splendore».
Muore a Venezia il primo novembre 1972. |
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di Ezra Pound
Carte italiane 1930-1944, Archinto, 2005
Canti pisani. Testo inglese a fronte, Garzanti libri, 2004
Canti postumi. Testo inglese a fronte, Mondadori, 2002
Cantos scelti, Mondadori, 2002
Cantos malatestiani, Libri Scheiwiller, 1998
La muraglia infinita. Testo inglese a fronte, Amadeus, 1999
Radiodiscorsi, Edizioni del Girasole, 1998
Omaggio a Sesto Properzio, SE, 1997
Lavoro ed usura, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1996
Confucio. Analecta , All’Insegna del Pesce d’Oro, 1995
Jefferson e Mussolini, ASEFI, 1995
Confucio. L’antologia classica cinese, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1994
L’ABC dell’economia e altri scritti, Bollati Boringhieri, 1994
Prologo di Natale, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1992
Lettere da Parigi, Archinto, 1992
Lo spirito romanzo, SE, 1991
Joyce, SE, 1989
Trattato d’armonia ed altri scritti musicali, Passigli, 1988
I cantos, Mondadori, 1985
Opere scelte, Mondadori, 1981
Prove e frammenti. Testo a fronte, Guanda, 1981
di Ezra Pound e Giambattista Vicari
Il fare aperto. Lettere 1939-1971, Archinto, 2000
di Ezra Pound e Rudd Fleming
Elettra di Sofocle, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1992
su Ezra Pound
Donald Hall, Intervista con Ezra Pound. Introduzione di Mario Luzi, minimum fax, 1996
L. Gallesi, Ezra Pound e il turismo colto a Milano, Ares, 2001
Echaurren Pablo, Vite di poeti. Campana, Majakovskij, Pound, Bollati Boringhieri, 2000
Kenner Hugh L’età di Pound, Il Mulino, 2000
Humphrey Carpenter, Ezra Pound. Il grande fabbro della poesia moderna, Rusconi Libri, 1990
Hesse Eva, Ezra Pound. Metodo e follia, Feltrinelli, 1983
Ghan Singh, Ezra Pound, La Nuova Italia, 1979
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Pagina con interessanti link ad altri siti e a testi di Pound:
www.buffalo.edu/epc/authors/pound
Una pagina dedicata allo scrittore a cura dell'Accademia dei Poeti d'America:
www.poets.org/academy/news/epoun
Pagina bio-bibliografica con una ricchissima lista di scritti critici su Pound:
www.lit.kobe-u.ac.jp/~hishika/pound.htm
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